Sono quasi le tre, spero di addormentarmi, non so se mi farà male dormire qui a fianco a te ma comunque questo letto è grande , insomma, sarà un po’ come dormire soli, penso io, se mi giro, se mi stendo su di un fianco, il destro, come sempre, per non dare la schiena al vuoto della stanza, potrò inventare di essere sola e credo che non sarà difficile dal momento che, si, sei qui a qualche centimetro da me, qui steso e mi guardi ma non mi ami da giorni, da mesi, non mi tocchi, non mi baci perciò ok, devo fingere che tu non ci sia ma tu per me non ci sei più davvero, so che questa notte non mi cercherai sotto le lenzuola, non mi considererai più che un ammasso di membra buttato inerte vicino a te, non certo l’amore perduto che fragile e spaventato torna, torna a rintanarsi nel tuo letto, in cerca di calore forse, si, ma con rassegnazione e umiltà, troppe volte ti ho chiesto di abbracciarmi, e di baciarmi, sono stanca anch’io sai, la speranza mi consuma lentamente ma io so, so di non contare più nulla, e chissà da quanto e questo mi uccide ma io lo so, so che è così e non devo far altro che convivere con la rassegnazione e lasciare che questa distrugga tutto intorno a sé, che non lasci forme di vita e allora potrò ricominciare, in mezzo al deserto, ricomincerò e dio, spero di farlo presto perché il mio fisico ne sta risentendo, ha sete, sete, sete del tuo amore, sete del tuo interesse, ma tu non mi cerchi, è bastato dire fine e mi hai cancellata e io adesso sono nella merda ma ehi, ne uscirò, o forse ne morirò, non ha importanza, l’importante è solo che tutto questo finisca e che passi questa notte, questa notte così vicini ma mai così lontani, il ghiaccio, la steppa, l’oceano tra me e te, e tu non senti che il sonno mentre io il freddo del ghiacciaio, il vento della steppa, il buio dell’oceano, io li sento tutti, ne sono attraversata, non so come sostenerli, si dibattono dentro il mio piccolo corpo, vorrei solo poterli liberare ma non ci riesco, uscite dannazione.
‘Sai cosa mi farebbe dormire bene? Il sesso.’
Pazza, povera pazza, mendicare del sesso così, certo che ti farebbe stare bene ma se poi ti addormenterai non sarà per quei cinque o sei secondi di orgasmo ma per le lacrime che ne verranno dopo, ma cosa non faresti per avere ancora un po’ di lui, per fingere, qualche minuto, di essere ancora sua, La Sua, vi prendete e poi che resta? Il vuoto, inaccettabile, la tua solitudine, solo quella è reale, tu hai amato, tu hai sofferto, tu hai deciso e tutto per te è sempre stato più difficile e ora anche per un po’ di sesso devi provare dolore, il dolore dell’abbandono, dell’umiliazione, della dimenticanza, il peggiore, ma non importa, sia sesso, adesso, o morirò qui di asfissia.
Mi prende, mi bacia le spalle, mi mette su di lui, la mia schiena contro la sua pancia, non ci guardiamo, invece guardiamo nella stessa direzione e dicono che l’amore sia proprio questo, ma che ne sanno, inutili frasi fatte, la sua mano su tutto il mio corpo, lascia solo brividi di piacere dove passa, ovunque, le braccia, le gambe e la schiena mi si inarca riconoscente, gli occhi chiusi, prendimi, le dita cercano, entrano, estraggono, è morbido, bagnato e io non resisto, perdo la testa, entra dentro di me, caldo, grosso, muoviti, dio, ti sento, mi dici qualcosa, ma non so, non ascolto, odo solo il suono della tua voce che pure fa l’amore con le mie orecchie.
Quando il vortice si placa, mi trovo di nuovo sola nel buio, fronte verso la stanza. Vuoto, come previsto, lo sapevo, ma che pretendevo, che ne sia valsa la pena? non lo so, né mi interessa, non mi importa nulla di me, né del mio corpo, litri di alcol, fumo, sesso, degradati, non mi importa. Non siete voi a uccidermi lentamente, non voi, vizi umani, trascurabili vizi. Non voi ma la rabbia deplorevole, la disperazione, orribile. Non ho più dignità, elemosino quello che posso per non crepare di sete ma crepare è quello che dovrei.
E poi le due parole più dolorose, sempre fissando il nero sprezzante, quelle parole che è come estrarsi un macigno dal cuore, come sfilare una spada che ti trapassa da parte a parte, fa così male che vorresti morire, si, lo vorrei, sparire, ma devo, devo dirlo, non so nemmeno se sia vero ma finche lo dico mi manca il fiato, mi manca tutto, la vita, la speranza, finche lo dico tutto si sopprime, e resto solo io, nuda e sola in mezzo ad un mondo enorme e desolato e ho freddo, datemi dei vestiti oppure sparatemi, fa malissimo, le lacrime scendono e che ci posso fare, scendete, non vi posso fermare, ci ho provato in passato, ma non c’è nulla da fare, contro un fiume in piena, le guance inondate, e io lo dico e facendolo abbandono l’ultimo briciolo di dignità e non sono più niente che valga ai tuoi occhi, più niente, meno anche di prima se possibile. Addio, o meglio:
‘Ti amo.’
