Voleva una macchina fotografica. Non una qualsiasi. Una reflex. Già si immaginava a caccia di soggetti, intrappolare in un’immagine ciò che non potrebbe durare che una frazione di secondo, perché, mentre ancora credi che sia presente, è già passato. Lo stimolava l’idea di parcellizzare il tempo catturandolo attimo dopo attimo, creando così una collana di perle che si susseguono tutte attaccate ma tutte in piena autonomia. Quanta bellezza, e l’obiettivo sarebbe stato l’unico tramite tra lui e la natura, e il solo mezzo che gli permettesse di avere per sé piccoli scorci di magiche vedute lasciando inalterato il mondo. Beh, forse a sollazzarlo era anche l’idea di un se stesso dall’aria solitaria e pensierosa con la macchina fotografica che pende dal collo come una targa che dice ‘libero professionista’, ma intendendo con ‘libero’ vagante gli ecosistemi in piena indipendenza. E poi dai, vuoi mettere una bella Nikon D90 alla mano? Chi non l’avrebbe notato? Non era solito fermarsi e indugiare su riflessioni introspettive ma intuiva che una parte del suo fragile essere non si sentiva accettata dalla società esterna, e se il corpo da solo non riusciva a farsi valere, forse un suo plastico pseudo prolungamento scattante ci sarebbe riuscito. Avrebbe potuto fare di lui ciò che non sembrava, ammantarlo di un’aurea di mistero, renderlo ‘interessante’ (termine che lui stesso usava come maggior metro di giudizio per valutare le persone). La sua ragazza, dal canto suo, non capiva questa fissazione. Fare foto è divertente ma da qui a passare i giorni nella totale ossessione di comprarsi una macchinetta super costosa ne passava. Lo biasimava, ma da un lato era divertita e aspettava di vedere come sarebbe andata a finire (la sua predizione era che, dopo qualche foto ben riuscita, la povera reflex avrebbe passato il resto dei suoi giorni a impolverarsi tenendo compagnia alla montagna di cianfrusaglie accumulatesi negli anni, o forse nei secoli). Il suo ragazzo non aveva bisogno di attributi aggiuntivi ma non era nemmeno tipo da restare vittima del consumismo e di credere necessari dei bisogni indotti. Il che rendeva il tutto ancora più inspiegabile. Come tutto il suo impenetrabile universo, del resto. Grandi occhi chiari che sembravano avere la sola funzione di riflettere il cielo, la voce bassa che sembrava risuonare al solo scopo di non lasciare troppo spazio al silenzio. Ma cosa si nascondeva dietro quello sguardo e a quelle parole quasi sussurrate? Era così semplice come sembrava? Lui pensava che per essere ‘interessante’ dovesse annichilire il suo mondo interiore e omologare i suoi discorsi a quelli degli altri (così banali, pensava lei, e lui che sembrava brillare in mezzo alla massa, perché non vedeva che la sua luce era più forte di tutte quelle grigie e tremolanti fiammelle che lo circondavano? Forse aveva veramente bisogno di incanalare tutta quella ingestibile luminosità attraverso il flash di una macchina fotografica e affrontarla così un po’ per volta ..). Gli altri, i leggendari e tanto acclamati altri, trascinavano le loro esistenze nei sabati sera più alcolici e nauseabondi, facendo vertere le loro conversazioni su clichè più che consumati ma che la loro micro società aveva imposto come imprescindibilmente divertenti, e sbuffavano catrame nello spostarsi da un bar all’altro, gli altri, vecchie automobili dalla marmitta schifosamente fumante. Lui deplorava un tale sperpero di soldi e potenziali capacità mentali, ma li seguiva quasi che loro fossero il miglior modello di sempre, e credeva che il tempo che trascorreva con loro fosse un distillato di giovinezza da cui beveva avidamente pur senza trarre evidenti benefici, e lo chiamava felicità. E il suo piccolo se stesso lo guardava dal fondo dei suoi occhi vividi sentendosi un po’ tradito e per nulla apprezzato e lentamente si ritirava. La sua ragazza, pur non capendo, pensava che forse, tutto sommato, una macchina fotografica poteva essere utile, se non altro a tentare di salvare il ‘piccolo se stesso’ del suo lui che di quando in quando lanciava labili segnali luminosi di aiuto. Lei li vedeva brillare nei suoi occhi e pensava ‘ non temere’.

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