Mentre il terzo giorno d’estate imperversa inondando con un vento commovente la pianura stagliata in tutto il suo verde dorato oltre la tua finestra, tu continui la tua fiacca maratona di studio, la tua condanna è l’aria che sa di nuvoloso pomeriggio marittimo, di spiaggia desolata, di mare grigio, di salsedine incrostata su di una barchetta abbandonata poco distante dalle onde che di quando in quando le offrono in dono alghe lucide e granchietti. L’atmosfera ha catturato il tuo spirito e tenta di trascinarlo verso quelle sponde che l’aria del mattino ti ha solo descritto ma non appena, contenta, hai preso il volo per quella recondita isola di quiete ecco che un lazzo ti afferra e ti ributta bruscamente sulla sedia. Ringraziando di essere atterrata sul cuscino rosso che fa da pendant col resto dell’eclettico arredo tipo de-collages rotteliani della tua camera, ti chiedi che diavolo sia stato. E poi realizzi: è la voce indemoniata dei tuoi giovani vicini di casa che scaricano la loro rabbia repressa (frutto di anni di aggressione verbale da parte del padre) sul loro cagnetto piagnucoloso che suscita in te sentimenti contrastanti. Questi due bambini (che non vedi ma che senti perchè sono proprio sotto la tua finestra) sono stati a tal punto distorti dalla tua immaginazione, fin troppo corrotta dalla televisione, da aver assunto gli indefiniti contorni di due piccoli germi del male, le due bambine che tormentano la psiche del 'luccicante' figlioletto di Jack Torrance (uno splendido Jack Nicholson per uno splendido Stanley Kubrik in Shining), il piccolo Damien di Omen, o l’orribile Regan prima di essere magistralmente esorcizzata. E così torni alla tua triste unità vitale (si, anche tu dividi la giornata in unità come Hugh Grant in About a boy, solo che lui non aveva un tubo da fare dalla mattina alla sera, tu invece sei talmente oberata che nemmeno raddoppiando il numero di ore giornaliere riusciresti a depennare tutte le voce della tua lista quotidiana di impegni irrevocabili). Una Converse bordeaux tiene chiusa la porta (ovviamente, l’unica maniglia rotta della casa è quella della tua camera), le tende giallo-trasparenti con le loro patetiche velleità di decadentismo barocco minacciano di cascarti in testa ogni due per tre, una giovane donna algerina ti spia truce dalla copertina del tuo libro preferito e i microscopici caratteri del manuale su cui stai studiando, dal basso della loro piccolezza, sprezzanti, strizzano l’occhio ai tuoi occhi che si devono strizzare di più per vederci qualcosa e alla fine della giornata non hai più il senso della profondità. Ti chiedi, con una vena di pietas verso i tuoi testi universitari, se tutto quanto sia stato pubblicato nell’arco della storia possa considerarsi letteratura o se sotto quest’etichetta rientri soltanto quell’insieme elitario di prosa, saggistica e poesia in cui note a piè di pagina, libri scolastici, guide turistiche e ricettari non sono ammessi. In tal caso, questi reietti della carta stampata come possono essere considerati? Ma mentre la tua mente vaga tra questi dubbi esistenziali ti sovviene quel piccolo sole rosso che l’altro giorno, buttando l’occhio fuori dal finestrino della corriera, avevi visto materializzarsi improvvisamente sopra i palazzi grigi. Tempo un secondo e già ti eri resa conto che non era che il riflesso della luce di un semaforo sul vetro. La più evanescente illusione degli ultimi tempi. La breve vita del piccolo sole rosso tuttavia ti aveva fatto riflettere: ok, quell’astro rubicondo era un fake pazzesco ma in fondo cosa non lo è? Niente ha valore assoluto, tutto quello che vediamo è filtrato dal senso che gli diamo e, a ben guardare, sotto sotto non rimane niente. Noi stessi, per tirare in ballo la saggezza epitaffica greca, siamo l'ombra di un sogno e la nostra vita non è più che un semaforo. Eppure, grazie soltanto ai nostri pensieri, alle nostre sensazioni, tutto diventa fantastico. Fantastico, dal greco phantazo, faccio apparire, mi immagino, proietto la mia forma, me stesso. Per l’appunto. Tutti noi siamo phantastoi, coloro che producono visioni.
Il resto della giornata si trascina lento, di quando in quando prendi il respiro facendoti vedere dalle parti della cucina e del salotto dove pascola il resto della fratellanza, delinei con il più giovane gli ultimi dettagli del vostro esperimento scientifico che vede voi stessi come cavie al fine di provare la possibilità per l’uomo di sopravvivere di sole banane. Fai questo e quello nei dieci minuti di pausa che ti sei concessa, versi una lacrima di rabbia, sgranocchi un biscotto. Spero che l’estate mi aspetti.

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